L’artista bretone Clet Abraham e le sue installazioni

L’artista Clet Abraham, si fa chiamare semplicemente Clet, è un pittore e scultore, fiorentino di adozione che vive e lavora in Italia dal 1990. Nato 2 ottobre del 1966 in Bretagna, figlio dello scultore francese Jean-Pierre Abraham.

Ha fatto i suoi studi presso l’Istituto di Belle Arti di Rennes, in seguito dopo aver esposto in varie gallerie d’arte in Gran Bretagna, si trasferisce a Roma, dove lavora come restauratore di mobili antichi. Ha esposto i suoi lavori in numerose gallerie romane, parigine e britanniche (Galleria Studio 99 Gallery, Le Marais a Parigi, Galerie Armel a Nantes) e in varie istituzioni culturali.

Nel 2005 si trasferisce a Firenze, dove risiede ancora oggi. Le sue opere si trovano in molti enti culturali, oltre ai collezionisti privati di Parigi, Montecarlo e New York.

Clet si è avvicinato alla street art . per caso, abbracciando in particolare quella degli stickers. Motivo principale, che in effetti è la provocazione, insieme alla riflessione sullo scarso interesse da parte delle istituzioni locali rispetto all’arte contemporanea. L’eclettico artista è una voce fuori dal coro, che provoca e meraviglia, mediante le sue opere minimali e sottili.

Nel 2010 diventa famoso dopo la stravagante performance: un cartello stradale “stickerato” con una sagoma nera di Gesù Cristo, per l’installazione non autorizzata di un suo autoritratto collocato all’interno della galleria di Palazzo Vecchio, nello spazio lasciato vuoto, temporaneamente, da un’opera del Bronzino, sotto l’autoritratto, una scritta ironica con la sua firma autografa.

Per quanto concerne i cartelli stradali fiorentini, da tempo non solo più gli stessi. Dopo l’arrivo di Clet Abraham si sono trasformati in vere e proprie opere d’arte contemporanea. Il linguaggio è semplice, i cartelli sono leggibili, dato fondamentale per la sicurezza stradale.

I messaggi che l’artista vuole lanciare sono svariati: in primis libertà e anticonformismo, insieme a quelli subliminali di natura religiosa. L’arte di Clet non è identificabile solamente con i cartelli stradali ma anche per l’impegno sul tridimensionale come la realizzazione di importanti scenografie teatrali.

Conosciuto per le sue installazioni sui cartelli stradali in molte città italiane, è stato chiamato dall’azienda vinicola chiantigiana Ruffino a realizzare la creatività del suo nuovo fiasco “Fiasco di Ruffino”, ( Edizione limitata e numerata di Chianti Superiore 2012 – solo seimila esemplari), ispirato dalle linee sinuose del vetro e dalla calda trama dell’impagliatura, l’artista ha intravisto nella forma iconica del fiasco un ammiccante volto femminile che si svela nella sua ridente sensualità.

Clet ha chiamato questa sua nuova opera “Janine”, ed è ispirato alla sua assistente. Il fiasco le assomiglia nell’espressione un po’ buffa nelle curve morbide eleganti, e, curiosamente, anche nel nome: dame-Janine, una piccola damigiana. Janine è il mio omaggio a una icona senza tempo della storia italiana: il fiasco.

Per concludere, a riguardo dei cartelli stradali, l’artista ha commentato: “L’uomo è fantasia e sentimento, mentre il segnale rappresenta la regola, qualcosa che dobbiamo passivamente subire. I segni grafici che appongo al cartello lo arricchiscono di nuovi significati e rendono più umano un freddo simbolo universalmente riconosciuto”.

Giuseppe Lippoli