A Lugano va in scena la mostra Orizzonte Nord-Sud

Dal 12 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 il nuovo Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano si inaugura con la mostra “Orizzonte Nord-Sud. Protagonisti dell’arte europea ai due versanti delle Alpi 1840-1960”, un viaggio attraverso le opere dei protagonisti dell’arte a nord del Gottardo e nel “paese dove fioriscono i limoni”: da Böcklin a De Chirico, da Hodler a Wildt, da Anker a Morandi, da Segantini a Medardo Rosso per giungere, attraverso esponenti del dadaismo e futurismo, a due maestri del Novecento come Fontana e Giacometti. A cura di Marco Franciolli e Guido Comis.

Lugano e il Canton Ticino sono punti di osservazione privilegiati sulla realtà artistica e culturale italiana e svizzera, del meridione e del settentrione d’Europa. La mostra che apre il nuovo Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano sottolinea la peculiarità del luogo in cui esso sorge, mettendo in aperta relazione le culture che qui si sono incontrate o incrociate, evidenziando le affinità, ma anche le differenze nella poetica dei più celebri artisti cresciuti nei contesti culturali e geografici che si estendono oltre i suoi confini nazionali e internazionali.

“Orizzonte Nord-Sud” documenta in particolare un arco cronologico che va dalla metà dell’Ottocento alla seconda metà del Novecento, ma si apre con le opere di due artisti preromantici: l’italiano Giovanni Battista Piranesi e lo svizzero Caspar Wolf. Il primo è noto per le sue acqueforti di maestose architetture antiche, il secondo per i dipinti di grandiosi paesaggi alpini. Pur prediligendo tecniche di rappresentazione diverse e soggetti antitetici, entrambi gli artisti offrono un’interpretazione dell’estetica del sublime che rivela sorprendenti punti di contatto. Accanto a questi due artisti emblematicamente posti ad inizio del percorso c’è una presenza d’eccezione, l’unico artista né elvetico né italiano ammesso in mostra: J.W.M. Turner. Il pittore inglese seppe infatti esprimere in opere straordinarie sia lo spirito dei più aspri paesaggi delle montagne svizzere, che le trasparenze già mediterranee dei cieli del Ticino. La mostra prosegue dunque mettendo in dialogo artisti nati e cresciuti in contesti culturali e geografici diversi, così da sottolineare le affinità che li legano in modo a volte esplicito, in altre sotterraneo. Il mito classico è rivisitato tanto dall’opera del simbolista Arnold Böcklin che dalla pittura di Giorgio De Chirico. Se il ruolo ispiratore svolto dal primo rispetto al secondo è già stato oggetto di studi, quasi inedito è il confronto fra il pittore d’origine bernese Ferdinand Hodler e lo sculture milanese Adolfo Wildt. Vicini entrambi al gusto secessionista dell’inizio del Novecento e accomunati dall’intensità dei drammi personali, sia Hodler che Wildt dimostrano abilità virtuosistica nel rendere, il primo in pittura, l’altro in forma plastica, tutta la gamma degli stati d’animo e dei caratteri umani. Nuove tecniche di rappresentazione e intensa espressività sono anche alla base delle opere del pittore Giovanni Segantini, italiano di nascita e svizzero di adozione, e dello sculture lombardo Medardo Rosso. In forme diverse i due artisti sottolineano il ruolo della luce nella definizione di sagome e volumi, documentando l’uno paesaggi e fisionomie della gente di montagna, l’altro le fisionomie spesso dolenti dell’umanità urbana. La prima parte della mostra si conclude con il confronto fra altre ricerche di carattere figurativo: Félix Vallotton e Felice Casorati e infine Albert Anker e Giorgio Morandi. Vallotton e Casorati interpretano l’estetica simbolista e novecentista attraverso immagini, che spesso hanno per protagoniste figure femminili, in cui si fondono normalità quotidiana e straniamento. Anker, nato nel Canton Berna, si rivela insospettato antesignano di Morandi. Sia le nature morte dell’artista svizzero che quelle del pittore bolognese, caratterizzate da colori attenuati, prospettive ravvicinate, forme geometriche semplici, sembrano infatti volersi sottrarre all’inarrestabile scorrere del tempo, riflettendo così sia la routinarietà borghese di Anker che la dimensione esistenziale di Morandi. L’opera di Giorgio Morandi conclude, già a Novecento inoltrato, il primo dei due piani espositivi in cui la mostra si estende.

LAC Lugano Arte e Cultura

Il secondo piano del museo ci riporta di qualche decennio indietro per documentare ricerche in cui la figurazione tradizionale lascia progressivamente il campo a favore di nuove forme espressive. Aprono questa sezione due futuristi: Giacomo Balla e Fortunato Depero. Le opere di Balla evidenziano – senza che sia necessario il confronto diretto con un collega d’oltralpe – l’importanza dell’estetica secessionista e nord-europea nelle nuove forme di rappresentazione di luce, velocità e rumori. Fortunato Depero fu legato da un’amicizia artisticamente molto proficua con l’intellettuale svizzero Gilbert Clavel. La versatilità di Depero che, che fu oltre che pittore autore di opere d’arte applicata e di spettacoli di marionette, trova inoltre corrispondenza nelle marionette dell’artista svizzera Sophie Taeuber-Arp, realizzate per lo spettacolo Re Cervo, di Carlo Gozzi. Lo spirito costruttivista che già si anuncia nelle opere di Sophie Taeuber-Arp trova compiuto sviluppo nelle creazioni di Max Bill, fra i più influenti artisti e designer del Novecento, e di Luigi Veronesi, che più di ogni altro seppe interpretare in ambito italiano quello spirito, improntato alla sintesi geometrica e ai rapporti essenziali fra forme e colori. Prima di giungere a conclusione la mostra si sofferma sull’opera di un artista che non ammette confronti nel panorama dell’ultimo secolo: Paul Klee. Cresciuto nella Svizzera tedesca, per sua stessa ammissione Klee apprese nel sud del Mediterraneo il senso del colore. Una straordinaria selezione di sue opere permette di apprezzare gli esiti dell’incontro fra la sensibilità educata a nord delle Alpi con i paesaggi e le atmosfere del sud Europa.

Chiude l’esposizione l’eccezionale dialogo fra Lucio Fontana e Alberto Giacometti. Entrambi gli artisti esprimono una passione quasi morbosa per lo spazio. Fontana buca e lacera le superfici, così da permettere al vuoto di attraversarle, mentre Giacometti assottiglia e quasi scarnifica le proprie figure tanto che in rapporto con esse lo spazio che le circonda diviene quasi palpabile. Si conclude così negli anni Sessanta del Novecento, con le ricerche apparentemente antitetiche eppure sotterraneamente imparentate di Fontana e Giacometti, il rapporto fatto di rime e dissonanze, convergenze inaspettate e improvvisi scarti, che, fin dall’apertura con Giovanni Battista Piranesi e Caspar Wolf, caratterizza i due secoli d’arte italiana e svizzera oggetto di questa esposizione.

La mostra è accompagnata da un catalogo in italiano e inglese, con tavole a colori di tutte le opere esposte e contributi di storici dell’arte internazionali.

Informazioni

Sede
Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano LAC Lugano Arte e Cultura
Piazza Bernardino Luini 6
CH – 6901 Lugano
T. +41 (0)58 866 4200 info@masilugano.ch
www.masilugano.ch

Orari
Sabato12 settembre 2015: 10:30 – 22:00 Martedì, mercoledì e domenica: 10:30 – 18:00 Giovedì, venerdì e sabato: 10:30 – 20:00 Lunedì chiuso

Ingresso
Intero: chf 15.-
Ridotto AVS/AI, over 65 anni, gruppi, studenti 17-25 anni: chf 10.-
Ingresso gratuito <16 anni, la prima domenica del mese, sabato 12 e domenica 13 settembre 2015

Biglietto combinato con l’esposizione “In Ticino”, Palazzo Reali: Intero: chf 18.-
Ridotto AVS/AI, over 65 anni, gruppi, studenti 17-25 anni: chf 12.-

L’acquisto del biglietto dà diritto all’ingresso all’esposizione “Anthony Mc Call. Solid Light Works” e all’installazione di Zimoun